“La Pac verso il 2020:
rispondere alle future sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del
territorio”. E’ il titolo di un documento pubblicato qualche tempo fa dalla
commissione europea nel più totale disinteresse della classe dirigente
italiana, eppure la Pac (politica agricola comunitaria) rappresenta il 45% del
bilancio europeo stanziato per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, eppure
l’Italia, non solo, presenta il valore aggiunto per addetto più basso degli
altri Paesi europei, ma denota anche una perdita di competitività. Questa
colpevole disattenzione dimostra come l’agricoltura nel nostro Paese non è
stata considerata storicamente come un comparto strategico dell’economia,
mentre negli altri paesi europei il comparto agricolo è coccolato e difeso a
livello nazionale ed europeo. Oggi fare agricoltura è un vero e proprio gioco
d’azzardo per tutti gli operatori del settore che devono districarsi tra
migliaia di norme, regolamenti comunitari, leggi e leggine nazionali e
regionali che dovrebbero garantire trasparenza nei prezzi all’ingrosso e al
dettaglio delle cose necessarie a fare un impianto serricolo, dal film
plastico, agli anticrittogamici, dalla ricerca dell’acqua per uso irriguo al
riscaldamento, dall’acquisto delle sementi a quello delle piantine in vaso, o,
ancora, il rispetto dei contratti di lavoro o di compartecipazione, e, poi, la
sicurezza alimentare, il funzionamento del mercato ortofrutticolo, la
formazione del prezzo del prodotto agricolo, il ruolo dei commissionari, dei
commercianti, dei confezionatori, degli autotrasportatori e via dicendo,
eppure, tutti lamentano la mancanza di un sistema di controlli. Eppure in
Italia, come si evince da diversi studi di settore, per ogni contadino lavora
un burocrate, abbiamo un esercito di un milione e duecentomila impiegati
pubblici disseminati fra Stato, Regioni, Asl, ed enti di tutti i tipi che si
occupano di agricoltura, tra questi c’è perfino l’ex on. Incardona. Fino a
quando l’agricoltura non sarà pensata come un settore strategico dai governanti
non ci sarà via di uscita, perché non si metterà mai mano alla riforma della
burocrazia e a provvedimenti per aumentare il potere di contrattazione nei
confronti della grande distribuzione come la fissazione di prezzi minimi e
tempi decenti, alla riduzione degli oneri sociali e fiscali e all’accesso al
credito. Insomma ci sarebbe tanto lavoro da fare per i rappresentanti
istituzionali, ministri e parlamentari, dal Ministro dell’agricoltura Nunzia De
Girolamo del PDL e di suo marito Francesco Boccia parlamentare del PD, metafora
vivente delle cosidette “larghe intese”, se non fossero in altre faccende
affaccendati. Ieri ho partecipato alla presentazione del logo di un nuovo
marchio di produzione commissionato dalla “Vittoria Mercati”, non si capisce
perché non arrivi in Consiglio Comunale il regolamento e la carta dei servizi
per rendere funzionale e finalmente efficace la stessa società “Vittoria
Mercati”, non vorrei che si facesse solo propaganda spicciola o, peggio,
aggiungessimo altra burocrazia e altri impedimenti agli imprenditori agricoli,
voglio proprio sperare di no, anche perché conosco e stimo le persone impegnate
in prima linea su questo versante e non credo siano facilmente
strumentalizzabili.
12-11-13
Enzo Cilia (consigliere comunale)

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