mercoledì 13 novembre 2013

Ben in mostra nella sede del parlamentarium europeo Bruxelles, un Poster che ho personalmente fotografato, della serie "e ho detto tutto", credo faccia ben capire che la nostra crisi agricola è strutturale e viene da lontano dalla Francia (laghi di vino) e dalla Germania(montagne di burro).

“La Pac verso il 2020: rispondere alle future sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio”. E’ il titolo di un documento pubblicato qualche tempo fa dalla commissione europea nel più totale disinteresse della classe dirigente italiana, eppure la Pac (politica agricola comunitaria) rappresenta il 45% del bilancio europeo stanziato per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, eppure l’Italia, non solo, presenta il valore aggiunto per addetto più basso degli altri Paesi europei, ma denota anche una perdita di competitività. Questa colpevole disattenzione dimostra come l’agricoltura nel nostro Paese non è stata considerata storicamente come un comparto strategico dell’economia, mentre negli altri paesi europei il comparto agricolo è coccolato e difeso a livello nazionale ed europeo. Oggi fare agricoltura è un vero e proprio gioco d’azzardo per tutti gli operatori del settore che devono districarsi tra migliaia di norme, regolamenti comunitari, leggi e leggine nazionali e regionali che dovrebbero garantire trasparenza nei prezzi all’ingrosso e al dettaglio delle cose necessarie a fare un impianto serricolo, dal film plastico, agli anticrittogamici, dalla ricerca dell’acqua per uso irriguo al riscaldamento, dall’acquisto delle sementi a quello delle piantine in vaso, o, ancora, il rispetto dei contratti di lavoro o di compartecipazione, e, poi, la sicurezza alimentare, il funzionamento del mercato ortofrutticolo, la formazione del prezzo del prodotto agricolo, il ruolo dei commissionari, dei commercianti, dei confezionatori, degli autotrasportatori e via dicendo, eppure, tutti lamentano la mancanza di un sistema di controlli. Eppure in Italia, come si evince da diversi studi di settore, per ogni contadino lavora un burocrate, abbiamo un esercito di un milione e duecentomila impiegati pubblici disseminati fra Stato, Regioni, Asl, ed enti di tutti i tipi che si occupano di agricoltura, tra questi c’è perfino l’ex on. Incardona. Fino a quando l’agricoltura non sarà pensata come un settore strategico dai governanti non ci sarà via di uscita, perché non si metterà mai mano alla riforma della burocrazia e a provvedimenti per aumentare il potere di contrattazione nei confronti della grande distribuzione come la fissazione di prezzi minimi e tempi decenti, alla riduzione degli oneri sociali e fiscali e all’accesso al credito. Insomma ci sarebbe tanto lavoro da fare per i rappresentanti istituzionali, ministri e parlamentari, dal Ministro dell’agricoltura Nunzia De Girolamo del PDL e di suo marito Francesco Boccia parlamentare del PD, metafora vivente delle cosidette “larghe intese”, se non fossero in altre faccende affaccendati. Ieri ho partecipato alla presentazione del logo di un nuovo marchio di produzione commissionato dalla “Vittoria Mercati”, non si capisce perché non arrivi in Consiglio Comunale il regolamento e la carta dei servizi per rendere funzionale e finalmente efficace la stessa società “Vittoria Mercati”, non vorrei che si facesse solo propaganda spicciola o, peggio, aggiungessimo altra burocrazia e altri impedimenti agli imprenditori agricoli, voglio proprio sperare di no, anche perché conosco e stimo le persone impegnate in prima linea su questo versante e non credo siano facilmente strumentalizzabili.
12-11-13                                                                                          Enzo Cilia (consigliere comunale)


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