Abbiamo detto no!
No a una deriva
antidemocratica sempre più vistosa in SEL, che la scelta fatta per la gestione
delle primarie evidenzia in tutta la sua drammaticità.
No, alla scelta
auto-conservatrice dei gruppi dirigenti di Sel nazionale e periferico.
No, a una pratica
politica centrata sull’obbedienza al Capo, sul culto della personalità, sulla
mancanza di elaborazione politica e fatta di tattica e di giravolte.
No alla mancanza di
volontà, di lottare efficacemente contro i privilegi e i costi della politica,
a cominciare dal finanziamento pubblico esagerato e senza regole ai partiti e
alle indennità parlamentari.
Sono queste le ragioni,
che ci hanno portato a rifiutare di partecipare alle primarie di SEL.
Siamo stati indicati
dalle assemblee provinciali e da quella regionale su nostra richiesta. Per noi
si trattava del tentativo di imprimere una svolta politica a SEL.
Si trattava di usare lo
strumento delle primarie per sottolineare la necessità di una democratizzazione
di un partito che vive troppo della sovrapposizione con il suo Presidente.
Siamo stati d’accordo,
che una quota di posti sicuri fosse riservata a personalità esterne al partito,
perché ciò può dare alla nostra rappresentanza parlamentare, supporto di
competenze e rappresentanza e anche che questa quota comprendesse un piccolo
numero di dirigenti del partito, che non potendo contare sul consenso interno
(SIC), fossero messi al riparo da bocciature.
Tutto questo doveva
lasciare al contempo la possibilità, nei territori di quella cessione di sovranità,
che fanno delle primarie lo strumento di correzione della porcata Porcellum.
Abbiamo chiesto e
ottenuto che fosse la lista del senato a ospitare la o il prescelta/o, e uno di
noi ha chiesto di essere inserito nella lista delle primarie al senato,
rilevando così il nostro interesse al processo politico e non alla poltrona.
La scelta fatta dal
gruppo dirigente nazionale è invece un’accentuazione dell’autoreferenzialità.
E’ un patto scellerato
tra centro e periferia e soprattutto tra lo stretto cerchio nazionale e i
fedeli in periferia. In Sicilia, soprattutto, rappresenta un colpo mortale ad
un partito che alle ultime elezioni amministrative e regionali ha pagato errori
e pesanti sconfitte
Le primarie non
sceglieranno nessuno. Il centro non solo si riserva di nominare 23 prescelti ma
di più, sceglierà le circoscrizioni dove piazzarli, solo dopo le primarie.
Sceglierà quindi chi fare diventare, tra i partecipanti alle primarie,
assegnatario effettivo della posizione di capolista, chi fare diventare secondo
o addirittura terzo, con la combinazione delle candidature di genere.
Cosi non solo il
cerchio stretto, ma si premieranno i fedeli che hanno vinto e si puniranno i
sospetti di autonomia di pensiero.
Questa scelta ci mette
nelle condizioni di non accettare di essere utili idioti che certificano, con
la loro presenza la democrazia, anche se non c’è.
I maggiorenti del
nostro partito hanno dimostrato anche mancanza di coraggio, perché alle
proteste di tutta l’Italia sui prescelti, hanno scelto di rimandare la
decisione e così tranquillizzare i fedeli sulla possibilità di essere
ripescati.
Infine, al dì là della
qualità e dei meriti indubbi dei singoli esterni al partito, la scelta è stata
fatta senza nessuna partecipazione, come se fosse un diritto regio e che ha
consentito il recupero di nomi di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Continueremo la nostra
battaglia per cambiare SEL e per fare vincere il centro sinistra e per fare
aprire le porte del centro sinistra a tutte le forze progressiste e riformatrici.
Gaspare Giacalone,
Trapani
Maria Guagliardito,
Palermo
Franco Cantafia,
Palermo
Vincenzo Cilia, Ragusa