Le ragioni della crisi attuale della nostra agricoltura affondano le
radici in una polverizzazione produttiva molto accentuata, ma soprattutto nel
fatto che l’agricoltura nel nostro Paese è stata considerata storicamente come
un comparto da sovvenzionare più che un campo strategico dell’economia, mentre
negli altri paesi europei il comparto agricolo viene coccolato e difeso a
livello nazionale ed europeo.
Insomma in Italia tutti hanno avuto interventi straordinari, Banche,
Fiat, Alitalia, l’industria, mentre le aziende agricole chiudono una dopo
l’altra, mettendo a rischio l’autonomia alimentare del Paese e a nessuno
importa niente.
E’ impressionante che di fronte a una situazione così drammatica per il
mondo agricolo a intervenire prontamente siano Paesi come la Francia e la Germania,
mentre l’Italia non ha messo in piedi un provvedimento concreto.
I nostri agricoltori continuano a non saper e a quale santo votarsi,
ogni tanto sembra ci siano prese di coscienza collettiva come dimostrano le esperienza
di comitati spontanei e di scioperi della fame, che accendono i riflettori
sulla questione, ma subito la speranza viene soffocata da logiche trasversali che
tendono a trasformare il giusto malcontento degli agricoltori in consenso
politico immediato per tutti senza differenziazione e senza assunzione di
responsabilità nel nome di una indistinta unità che spesso serve solo a salvare
capre e cavoli dei politici locali filo governativi.
Fino a quando l’agricoltura non sarà pensata come un settore strategico
dal governo nazionale non ci sarà via di uscita, perché non si metterà mai mano
alla riforma della burocrazia, a provvedimenti per aumentare il potere di
contrattazione nei confronti della grande distribuzione come la fissazione di
prezzi minimi e tempi decenti, alla riduzione degli oneri sociali e fiscali e
all’accesso al credito.
11-12-12
Enzo Cilia – Consigliere Comunale SEL - Vittoria
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